
Ancora una volta il progetto di Favara viene individuato come "buona prassi" della partecipazione: a Sarzana, in Liguria, il 19 aprile scorso, lo staff di progetto è stato chiamato, insieme ad altri progetti e-democracy del territorio nazionale, per presentare l'esperienza del Comune di Favara, e per parlare dei vincoli e delle opportunità della partecipazione.
Dopo l'invito al ComPA di Roma (Fiera della Pubblica Amministrazionene) nel 2006, dopo la partecipazioe al focus di Firenze organizzato dal gruppo di ricerca della Prof.ssa Anna Carola Freschi, il 19 aprile scorso, il Dott. Fabrizio Alaimo, per lo staff di coordinamento del Progetto, è stato invitato dal Progetto “Connect-consulte in rete” del Comune di Sarzana (La Spezia), a presentare l’esperienza realizzata a Favara con Agorà dei diritti.
Il Convegno, dal titolo: " Le tecnologie digitali per la partecipazione-vincoli ed opportunità” è stato un ulteriore momento di valutazione e di riflessione critica sulle esperienze di partecipazione in generale, ed in particolare sulla reale efficacia che stanno dimostrando i canali di comunicazione on line nel migliorare quantità e qualità della partecipazione.
Dal confronto fra le diverse esperienze, non emerge, ancora, un quadro molto confortante:
ci si scontra con un forte “divario digitale” (ovvero la percentuale di cittadini che ancora non utilizzano le nuove tecnologie), che non consente a tali strumenti di esprimere le potenzialità comunicative che in effetti hanno; ma, soprattutto, la criticità maggiore viene individuata nella scarsa capacità della Pubblica Amministrazione (politici e funzionari), di interagire in modo efficace con i cittadini (per esempio garantendo risposte veloci ed esaurienti) e, quindi, di dare piena “legittimità” alle nuove tecnologie della comunicazione, come spazi efficaci di dialogo tra Pubblica Amministrazione e cittadinanza.
Ulteriori sforzi, infine, andrebbero fatti per utilizzare le nuove tecnologie come strumento di informazione e documentazione sui temi oggetto della partecipazione. Non può esistere partecipazione, appunto, se non esiste un cittadino consapevole ed informato dei problemi della sua città e delle soluzioni che gli amministratori intendono adottare.
Nella dimensione della partecipazione tecnologica, pertanto, le difficoltà non derivano solo dalla funzionalità degli strumenti, ma, ancora una volta, da una concezione inadeguata della Pubblica Amministrazione, che considera ancora il cittadino semplicemente come il "destinatario passivo" dell'azione amministrativa e non come il principale "beneficiario" della stessa, e che, in quanto tale, ha il diritto di esprimersi e di essere ascoltato.
Insomma, non solo il “divario digitale”, ma soprattutto il “divario culturale e politico” sono gli ostacoli forti ad una partecipazione democratica.
Visita il sito del progetto "e-connect-consulte in rete"